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Il dardo e la rosa: amore fa rima con dolore

  1. Scritto da Ossimoro in Fantasy |
  2. giovedì, 16 aprile 2009 |
  3. Commenti

Visto l’interesse recentemente serpeggiato nel nostro Forum per la saga di Jacqueline Carey, e poichè desideravo ormai da un po’ consigliare nuovamente un fantasy di pregevole fattura, colgo l’occasione per proporre Il dardo e la rosa anche all’attenzione di chi non l’ha ancora letto: è il primo volume di una trilogia di dimensioni consideravoli e che, nonostante la mole, ho tirato su legioni di proseliti e ammiratori in tutto il mondo.

Ambientato in un mondo fantastico ma affine al nostro, in un Rinascimento delle arti e dei sensi il cui unico comandamento è “Ama a tuo piacimento”. La piccola Phèdre nasce in seno a una confratenita che tarda a rilevarne le caratteristiche prodigiose: infatti è una anguisette, una ragazza con un dono che è anche una maledizione; è infatti capace a trarre piacere dal dolore. Una condizione difficile e pericolosa, che può, però, diventare uno strumento potentissimo per portare alla luce verità scomode. Ad accorgersene è il nobile Anafiel Delaunay, che adotta Phèdre e la sottopone a un duro allenamento per farle ottenere piena consapevolezza del suo dono: come una geisha delle notti oscure, Phèdre diventa una spia-cortigiana custode di importanti segreti politici. A proteggerla l’indomito amico d’infanzia – lo zingaro Hyacinthe – e il severo monaco guerriero Jocelin, attratto colpevolmente dalla natura indomita della fanciulla.

Nota: romanzo diffusissimo, disponibile in edizioni Tea a 10 euro. Libro molto lungo e pieno di personaggi (avete il benestare della figura retorica per procedere veloci su alcuni passaggi e ricordarvi solo gli essenziali!), ma davvero appassionante. Non fatevi scandalizzare dagli (ovvi) risvolti sadomasochistici: anche le cose più scabrose sono trattate con inappuntabile eleganza. Ve lo potrà confermare la nostra dea egizia preferita, alla cui discussione sul forum vi rimando per ulteriori curiosità e informazioni. Non spaventatevi per la mole: vi darò qualche settimana in più, all’evenienza.

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Penelope dice:

venerdì, 17 aprile 2009 12:17

Wow, questo libro mi ispira troppo!!! Se riesco vado a prenderlo oggi stesso, altrimenti aspetterò lunedì…^^

gatto nero dice:

venerdì, 17 aprile 2009 19:27

la lettura partirà questa sera stessa! :)

Iside dice:

venerdì, 1 maggio 2009 13:02

Sono stata citata in una proposta di Ossimoro! Sono commossa :D
Ovviamente attendo con ansia di dire la mia (alla luce di tutta la saga :P )…

Iside dice:

domenica, 10 maggio 2009 20:09

Ecco il mio commento ^_^

Non fatevi ingannare né spaventare dalla lunghezza: fatevi affascinare dalla copertina, invece. “Il dardo e la rosa”, oltre ad essere un fantasy amato in tutto il mondo e che si può fregiare di numerosi premi, è un romanzo che lascia il segno, nel bene o nel male. Ovvero, anche se lo mollate a metà perché trovate insopportabile l’ego angeline, lo ricorderete comunque, perché crea un mondo che vi sorprenderà. E poco importa se la geografia è quella dell’Europa, e la religione precedente ad Elua e Naamah vi ricorderà la Bibbia.
È insolito: sono pochi i libri, per quanto rivolti ad un pubblico maturo, a trattare così tanti argomenti – e con così tanta finezza. Tutto sommato, le scene di sesso si trovano un po’ ovunque, anche in “sprechi di carta” come il libro di Melissa P.
Ma Melissa P. non può vantare una capacità di narrazione fluida e intensa come la Carey. La scelta del protagonista narratore non viene sprecata, e tutto ciò che prova Phèdre, dal desiderio all’odio, dalla paura all’affetto, arriva diretto e preciso al lettore. E la protagonista ci accompagna per mano in questo mondo enorme, dove la burocrazia, come gli intrighi di corte e la malizia dei nobili, renderebbero insignificante chiunque non possieda un orgoglio e un’intelligenza fuori dal comune.

La trama è lunga, complessa, eppure in questo libro NON soffre della pecca che hanno i 2 successivi… ovvero, non annoia. Non è ripetitivo, c’è sempre qualcosa di nuovo, e gli imprevisti sono sempre uno diverso dall’altro… imprevedibili, appunto. Rinnovano la curiosità del lettore e lo sfidano a scoprire prima di Phèdre chi è a manovrare tutti i pedoni disposti sulla scacchiera del potere.

I personaggi principali si scavano una nicchia nel cuore del lettore e lì restano, in attesa di ricomparire nella scena successiva, nei libri successivi: in questo libro è impossibile odiare pienamente qualcuno… ed è un bene, perché significa che la caratterizzazione è sufficiente a creare dei personaggi multisfaccettati. Impossibile non restare affascinati da Joscelin, con la sua austera severità e i tratti da principe; impossibile leggere di Hyacinthe e non provare immediatamente simpatia e amore per questo personaggio solare e dal cuore enorme.

Ho parlato di personaggi “principali”: è ovvio che, data la mole di nomi e personaggi, non tutti sono così approfonditi. Ma dopotutto a noi interessano i principali per la trama, no? :P

Il pregio è che la scrittura è davvero molto fluida. Una volta superato lo scoglio virtuosistico che sono i primi capitoli (difficili da leggere e pesanti da superare), scorre liscio come l’olio e rapisce come pochi libri.
Da provare!

Penelope dice:

lunedì, 11 maggio 2009 10:37

Terminato qualche giorno fa.

Originale, non c’è dubbio, molto audace, ben scritto e minuziosamente organizzato tanto che più che un romanzo fantasy sembra un romanzo storico, con, anzi una precisione, che molti romanzi storici non possono vantare.

Particolare la scelta di tratteggiare una protagonista che prova piacere nel dolore, ma ho apprezzato che questo non fosse stata una scelta tanto per scrivere qualcosa di sconvolgente ma che, come dice Phèdre “il dolore rende tutti uguali”, purifica, redime, sebbene io non ci tenga a purificarmi in questo modo.
Le inevitabili scene di sesso e dolore sono narrate usando termini quasi anatomico-scientifici, che schermano un po’ il lettore dal contatto brutale con le torture.
Ben delineati i personaggi principali (tra cui l’adorabile Joscelin), complessa e ben costruita la vicenda, ottimamente scritto.
Ma…
C’è il ma che ci ha già annunciato Ossy: troppi personaggi.
Ad un certo punto ho detto “Se, vabbé, chemmenefrega!” e invece di mettere giù il libro sono andata avanti leggendo poche righe per pagina. Infatti non ho capito quasi nulla dell’intrigo regale del romanzo, per farlo avrei dovuto prestare attenzione alle lezioni di storia di Phèdre da Delaunay, ma, come lei da piccola, non ne avevo affatto voglia. E se lei non si poteva ribellare più di tanto, io sì. :P
La parte poi della Skaldia e del successivo viaggio in Alba e ritorno l’ho sfogliata molto di fretta, ho sempre odiato le parti di battaglie e guerre nei libri, spiacente.
Quanto alla nostra Phèdre, a me è piaciuta dall’inizio come personaggio, si evolve e cresce con il lettore in modo bellissimo ma sinceramente il suo dono mi ha sempre colpito in modo negativo: non mi piace, lo comprendo fino ad un certo punto per quanto apprezzi l’originalità.
L’exploit finale dell’ultima tortura è arrivato a provocarmi conati di vomito come solo un altro libro era riuscito a fare (Survivor, con la scena dell’aragosta).

Originale, ma troppo forte per me.
Mi ha stupito che non recasse nessuna indicazione tipo “lettura sconsigliata ai minori di 86 anni, cardiopatici”, no, dai, non esageriamo, ma di 16-18 anni sì…

Non mi pento di averlo letto, credo che lo ricorderò a vita perché nel bene o nel male colpisce, ma è semplicemente troppo per me.

Ossimoro dice:

lunedì, 11 maggio 2009 11:11

Magnifico! Due supercommenti, e complimenti per il vostro impegno! Assennata la scelta di Elena, di leggere poche righe per pagina nelle parti più lunghe (l’ho fatto anch’io e non me ne vergogno: è uno dei diritti imprescindibili del lettore). Mi dispiace che l’ultima performance di Phèdre ti abbia imbarazzato lo stomaco, anche se confesso (e solo con un velo di sadismo ;-) ) che mi fai venire la tentazione di proporre qualcosa di veramente forte, che in confronto l’aragosta e le torture ti sembreranno da oratorio :-D :-D :-D
(Immaginatevi la figura retorica che fa l’occhiolino al Marchese de Sade):-)

kiki dice:

mercoledì, 20 maggio 2009 17:11

Mi dispiace, ma diversamente da Iside questo romanzo mi ha provocato tanta tantissima megagalattica NOIA! Mi è cresciuta è una barba così folta che per rasarla ci vorrà il trattore! Per riuscire a concluderlo anche io, come Penelope, certe parti le ho solamente sfogliate (grazie Pennac!). Concordo con entrambe che sia un libro difficile da dimenticare, putroppo per me non in senso positivo. Per carità è indubbiamente originale, ma ho trovato la storia esageratamente assurda: possibile che in questa fantastica terra, calpestata addirittura da una divinità portatrice di amore universale, il lavoro più ambito sia quello della cortigiana?! (Potrebbe essere la terra natia di Belen Rodriguez? Sorvoliamo.) Ok “ama a tuo piacimento”, ma perchè non amore libero invece che a pagamento? E l’amore si esprime solo col sesso (e sorvoliamo sull’amore che si esprime con le torture)? E da dove nasce tutto questa venerazione per il suo protettore, uno che ti manda a darla in giro per il suo tornaconto? Per non parlare delle inclinazioni della protagonista con le quali è difficile identificarsi se non si ha una vena masochista. Ma, attenzione, alla quarta o quinta ripetizione dello schema “intrigo – sesso – tatuaggio – intrigo- sesso- tatuaggio- intrigo-sesso- tatuaggio” ho iniziato a temere di averla anch’io. Per fortuna saltare le pagine mi ha provocato piaceri fisici più intensi e mi sono tranquillizzata. Ma questa gente non ha altri interessi? Anche quando la protagonista scappa e va in cerca del suo amico zingaro finisce sempre per incappare in qualche intrigo politico. Che noia! Ei personaggi? Premesso che in un miliardo di pagine non sono riuscita a memorizzare un nome li ho trovati piatti, bidimensionali, a parte curiosità, lussuria e invidia (per la lussuria degli altri) che sentimenti provano? Che vogliono dalla vita? Mi dispiace fare la criticona, ma leggere questo libro mi ha dato la snervante sensazione di buttare via il mio tempo.

Iside dice:

giovedì, 21 maggio 2009 20:08

E da dove nasce tutto questa venerazione per il suo protettore, uno che ti manda a darla in giro per il suo tornaconto?

A questo posso rispondere abbastanza facilmente: per uno “sgravio indesiderato di una puttana”, ma tutto sommato per qualunque essere umano, avere una persona che ti vuole bene anche e nonostante ciò che sei è fondamentale. Una persona che comunque ti ha accolta nella tua famiglia quando valevi poco più di una sedia, e – al di là del fine – ti ha accudita, voluta bene, ti ha insegnato a leggere, scrivere, osservare, apprezzare anche i piccoli piaceri della vita come leggere un libro (sì, forse bisogna saper leggere tra le righe, e forse bisogna aver letto tutta la saga, ma si vede che Phèdre apprezza molto anche solo la compagnia di un essere vivente, vedi scena [splendida] alla Dolorosa del secondo tomo, ma qui vado OT), come si fa ad odiarla?
E poi, anche nei film e telefilm, di solito non si ammirano anche i cattivi straordinariamente intelligenti? E’ il caso di Delaunay: una furbizia e un’intelligenza che pochi possono vantare. Per questo comprendo appieno l’ammirazione di Phèdre.

Ovviamente, tutto il resto è gusto e non oso obiettarlo, ma quel punto in particolare della tua critica non lo trovo fondato :)

Ossimoro dice:

venerdì, 22 maggio 2009 19:02

Caspita, la situazione si è accesa!!! Bene bene…amo il fermento letterario! Mi immagino le celluline grigie di Debby che sobbollono fino a far muovere tutti i suoi ricci, modello tempesta estiva! :-D
Molto interessante il commento di Kiki: io stessa ho confessato candidamente che probabilmente adesso a leggerlo farei il doppio della fatica che mi è occorsa per farlo quando avevo 18 anni ed ero bloccata in montagna per le vacanze natalizie! Comunque onore al merito di tutti quelli che ce l’hanno fatta e non si sono lasciati intimorire dalla mole! E attendiamo ancora con ansia il commento del Micio!

gatto nero dice:

sabato, 23 maggio 2009 17:43

ed ecco finalmente il commento del gatto che, pur avendo terminato il libro ormai una settimana fa, non era riuscito ancora a commentare causa incidente informatico … :)

questo è un libro che, fin dal suo acquisto, mi ha sempre attratto e nel contempo spaventato …
ad attrarmi era il sentore di una trama piuttosto originale …
a spaventarmi era la mole di personaggi coinvolti in esso e citati in un elenco nelle prime pagine …
ed entrambe queste sensazioni hanno trovato una loro ragione d’essere durante la lettura …
diversi elementi concorrono a sostenere l’originalità …
in primis la delineazione della protagonista, che ben si discosta dai soliti chicche fantasy del guerriero temerario e indomabile o del mago abile e sagace … abbiamo solo una cortigiana resa particolare solo dalla sua capacità di provare piacere nel dolore fisico e nella sua accentuata resistenza allo stesso … un personaggio che a tratti non appare nemmeno particolarmente intelligente o maturo ma che mette a buon frutto gli insegnamenti ricevuti quasi forzatamente nei suoi primi anni di vita, periodo narrato nelle primissime pagine del romanzo…
interessante anche l’idea di creare un mondo fantastico ma facilmente riconducibile all’europa, aspetto che facilita notevolmente la comprensione degli spostamenti geografici e nel contempo delle caratteristiche e della storia delle varie popolazioni (si può notare infatti una certa somiglianza tra queste e le popolazioni che storicamente hanno abitato le corrispondenti terre del nostro mondo …)
molto, molto, molto interessante a mio modesto parere il complesso delle fedi e dei relativi riti che caratterizzano questo ambiente … ed è un peccato che vengano analizzati approfonditamente solo quelli legati a naamah e cassiel …
a caratterizzare questo romanzo è anche la scelta di lasciare poco spazio alle scene d’azione vera e propria dedicando maggiore spazio ai vari intrighi e intrecci che si muovono attorno alla nobiltà … aspetto che poi riconduce però anche al principale difetto di questa opera, ossia l’eccessivo carico di personaggi e di relativi rapporti … e questo, localizzato soprattutto nella prima metà del libro, rende la lettura piuttosto complessa e a tratti quasi noiosa … nella seconda metà, però viene fatta un’importante cernita dei personaggi e il tutto diventa molto più coinvolgente e scorrevole (pur appianandosi un pochino a caratteristiche di romanzo storico-fantasy …)
piuttosto forti i passaggi in cui vengono narrati episodi di sesso, anche se effettivamente il tutto viene gestito con descrizioni piuttosto elaborate e termini eleganti che non consento di scadere nello scabroso/morboso …
ho inoltre trovato interessante l’evoluzione di jocelin con i suoi continui contrasti tra la ragione, caratterizzati dal tentativo di perseverare nei precetti del suo ordine, e i suoi sentimenti …
non ho però apprezzato l’eccessiva semplicità con cui vengono affrontati alcuni passaggi, vedi ad esempio il convincimento quasi istantaneo dei regnati di alba o la vittoria nella battaglia finale … tanto che mi è sembrato che l’autrice volesse sorvolare o non sapesse come gestire al meglio la narrazione di tali eventi …
un piccolo plauso va invece, secondo me, alla traduzione dell’opera… ho particolarmente apprezzato il saltuario ricorso ad alcuni termini desueti o inusuali … senza contare che il titolo italiano rende decisamente molto più di quello inglese (che mi è capitato di incontrare mentre cercavo info sulla trilogia completa …) :)

Ossimoro dice:

martedì, 26 maggio 2009 01:31

Bellissimo e partecipato anche il commento del nostro Micio :-D
Sono contenta che questa lettura sia stata foriera di tante diverse sensazioni!:-)

Iside dice:

sabato, 27 giugno 2009 20:48

Mi immagino le celluline grigie di Debby che sobbollono fino a far muovere tutti i suoi ricci, modello tempesta estiva! :-D

Oibò XD Sembra una scena da Medusa! XD
Dimenticavo di parlare della traduzione italiana, cosa che invece ha fatto Gatto: davvero elaborata – ed è lo scoglio delle prime 80 pagine, perché l’inizio è DAVVERO elaborato – e raffinata. E anche io preferisco i titoli italiani: quelli inglesi li trovo troppo simili. 6 libri che iniziano con “Kushiel’s” mandano davvero in confusione.

Comunque mi complimento per la scelta di Ossimoro di proporre un libro simile. Al prossimo fantasy accorrerò altrettanto gioisamente :D

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