La casa del sonno: i labirinti dell’amore di Jonathan Coe
- Scritto da Ossimoro in Narrativa straniera, Psicologia |
- giovedì, 27 agosto 2009 |
- Commenti
Ancora una volta cambiamo genere e continente: Jonathan Coe è uno dei più celebri e amati narratori inglesi contemporanei, con i suoi numerosi romanzi che satireggiano con saggia ironia la società inglese dagli anni 70 ad oggi. Tuttavia questo è un libro diverso, dove a fare la parte del leone sono i sentimenti, l’incomunicabilità, i disturbi psicologici e il sottile tessuto del tempo.
“La casa del sonno” è un romanzo corale che narra le disavventure di un gruppo di studenti universitari che dividono la stessa casa a Ashdown; la struttura è particolarissima, perché i capitoli pari sono ambientati negli anni 80 e quelli dispari ci raccontano come le vite dei protagonisti hanno continuato a intersecarsi negli anni 90, quando ormai la casa che si dividevano è diventata una clinica dove si curano disturbi del sonno. Ed è in base al sonno e al rapporto che hanno con esso che i destini dei protagonisti si compiranno: Gregory, un maniacale studente di medicina ossessionato dal sonno altrui, Terry, studente di storia del cinema che dorme 14 ore al giorno e passa il tempo che gli resta cercando film perduti, Veronica, intellettuale lesbica e intraprendente che cerca un impiego nella city, Robert, romantico studente di lettere spaventato dalla propria mascolinità e innamorato di Sarah.
E Sarah, ossessione di un po’ tutti, una narcolettica psicologicamente instabile che fa sogni talmente vividi da non riuscire a distinguerli dalla realtà, con conseguenze devastanti.
Un avvincente ballo di gruppo accompagnato dalla maestria di un narratore eccezionale, che incanta il lettore con la sua lingua elegante e intensa.
Tanti i colpi di scena, come in un thriller. Finale inaspettato!
Nota: edito da Feltrinelli Economica, non vi dico quanto costa sennò Lizzy scopre quanto ho pagato il suo regalo di compleanno
.Nah, comunque ve la cavate con poco. Ho poco da aggiungere, è un romanzo stupendo, è il mio libro più bello di tutto l’anno domini 2007, quindi inutile dire che è una garanzia assoluta. Vi avviso che i capitoli che parlano dei disturbi del sonno sono volutamente disturbanti, per quanto molto efficaci. Peraltro, a differenza di altri libri dello stesso autore, i personaggi sono parecchi ma non troppi, quindi non è difficile districarcisi. Buona lettura di cuore e tanti auguri di buon inizio d’anno scolastico a tutti voi dalla vostra figura retorica preferita!!!!
gatto nero dice:
venerdì, 28 agosto 2009 09:50
ottimo!
questo libro ha sempre solleticato la mia curiosità … per cui sono ben lieto di leggermelo …
tra l’altro ho parecchia esperienza con i disturbi del sonno per cui lo leggo ancor più volentieri!
mirko dice:
venerdì, 28 agosto 2009 13:36
Confermo, uno dei libri più belli letti negli ultimi anni
Sono proprio contento che sia stato scelto per il bookclub, così leggerò le vostre opinioni…
Vi giro il commento che avevo scritto a suo tempo…
Il sonno, attraverso l’esperienza di alcuni stereotipati studenti universitari (l’appassionato di cinema, l’innamorato disposto a tutto, il megalomane, la femminista convinta) come protagonista di un romanzo. Ci è riuscito Jonathan Coe in uno dei suoi primi esperimenti narrativi, La casa del sonno, originalissimo contenitore di tematiche eternamente affrontate.
L’originalità sta innanzitutto nella suddivisione temporale dei capitoli, chiara fin da subito: I capitoli dispari sono ambientati negli anni 1983-84; i capitoli pari sono ambientati nelle ultime due settimane del giugno 1996, suddivisione che però non infastidisce il lettore e non sminuisce l’integrità del testo.
L’originalità sta anche nel modo di trattare i vari personaggi, accentuandone gli aspetti più curiosi e riguardanti il tema portante del romanzo, cioè il sonno in tutte le sue forme e le sue devianze.
La tematica del sonno però non rende del tutto l’idea della bravura di Coe, che riesce a costruire una storia abbastanza complessa, ma non artificiale o astratta. Spassosissime anzi molte delle scene di cui è fornito questo intrigante racconto e ricordate che ne “la casa del sonno” niente accade per caso: “E’ un autentico castello di destini incrociati, dove si avverano sogni e si dissolvono visioni” recita la quarta di copertina. Lasciatevi quindi catturare dai sogni e dalle visioni di Sarah & C. e preparatevi a donare il vostro sonno, sarete ricompensati!
Iside dice:
venerdì, 28 agosto 2009 14:04
Mi interessa, come avevo già detto ad Ossi!! ^_^ E poi ultimamente sono decisamente affascinata dalla tecnica di scrittura “corale” dopo il colpo di fulmine con “la custode di mia sorella”, quindi penso proprio che lo leggerò!
Senza contare che mi intriga il finale a sorpresa…
Ossimoro dice:
domenica, 6 settembre 2009 23:10
Sono molto contenta che a Mirko sia piaciuto quanto a me e sono convinta che non deluderà neanche i neofiti! Aspetto con ansia i vostri commenti!
Elisabetta dice:
lunedì, 7 settembre 2009 18:57
E’ certo che stavolta leggerò un libro del bookclub; quando, però, non è mai dato saperlo:-D
In ogni caso, brava Ossy; reputo J. Coe una persona molto intelligente.
Penelope dice:
lunedì, 21 settembre 2009 20:05
Colpo di fulmine!
Già dalle prime pagine mi ha conquistato con il suo stile fresco ma non scontato, con le sue descrizioni brevi ma precise, così vivide e reali…
E i personaggi, assolutamente indimenticabili!
Molto interessanti i disturbi del sonno, ancora di più se collegati con vari personaggi, molto realistici. Li ho amati tutti (oddio, magari Greg…), li ho sentiti davvero come pochi libri mi hanno permesso di fare.
Mi sono sbellicata dalle risate al fraintendimento di Sarah sulla sorella di Robert e all’articolo di Terry con le famose note…mamma che ridere!
Mi ha fatto ridere, commuovere, inorridire, per non parlare di colpi di scena…
E mi ha fatto riflettere sulla frase ormai quasi scontata oggigiorno “Non c’è niente che non farei per lei”…la si dice ma non si immagina nemmeno fin dove ci potrebbe spingere…
Favoloso!
Quale altro libro di Coe è all’altezza di questo?
Ossimoro dice:
venerdì, 25 settembre 2009 18:58
Dunque: a e è piaciuto tanto La banda dei Brocchi, perchè parla di scuola, di compagni, di prof, di amori, di contestazione,etc…ma è un po’ meno seguibile di questo per via della nuvola di personaggi e per le varie parentele. E’ considerato un capolavoro La famiglia Winshaw, che pure io ho faticato a finire (ma forse è solo una pesantezza personale quella che ho percepito io).
gatto nero dice:
lunedì, 28 settembre 2009 16:12
altra proposta del bookclub, altro libro che ho apprezzato …
è un libro che, superate le primissime pagine che non riuscivano a convincermi del tutto, mi ha catturato facendomelo terminare in breve tempo …
anche io ho amato la delineazione dei personaggi che ci vengono presentati nella loro umana imperfezione … sono infatti la loro imperfezione, i loro difetti a caratterizzarli e non gli aspetti gradevoli … provate infatti a pensare alla folle mania di terry per il cinema o la romantica timidezza di robert … sono questi difetti a guidarli nello svolgimento della trama, nella costruzione delle loro vite …
e altrettanto ho apprezzato anche il modo in cui si dipana la trama … trama che mi sembra delineare due “ movimenti” al suo interno .. da un lato infatti c’è il palese alternarsi ritmico tra passato e presente, aspetto così regolare da spingere la mia mente a non notarlo più dopo un certo punto … dall’altro invece abbiamo un più recondito (o forse si tratta solo di una mia impressione) climax ascendente che coincide con un progressivo inoltrarsi della trama verso aspetti più surreali e onirici, particolare che tra l’altro viene rimarcato anche dalla suddivisione del romanzo in accordo con le diverse fasi del sonno naturale …
ho poi apprezzato la delineazione dei disturbi del sonno che non vengono presentati con sensazionalismo, ma quasi come facenti parte della realtà di ogni giorno, come elementi comuni della vita …
non ho ben compreso invece la parte dedicata alla riunione-corso di aggiornamento tra psicologi … a parte l’ultimo tratto che funge da palese trampolino di lancio per la palese manifestazione dei disturbi di Gregory (personaggio che tra l’altro trovo estremamente inquietante …), trovo infatti che vi sia stato dedicato eccessivo spazio …
ho invece amato particolarmente tutta la parte dedicata alla “mutazione” di robert … passaggio che,seppur a tratti abbastanza assurdo, ho trovato piuttosto toccante ….
Iside dice:
lunedì, 5 ottobre 2009 15:01
Come promesso ad ossi per farmi perdonare dello “sforo di tempo”, ecco la mia MAXI-Recensione! Auguri a chi vorrà leggerla tutta XD
Da brava nottambula impenitente e incapace di connettere il cervello e/o svegliarsi prima delle 9.30 del mattino,
un libro incentrato sui disturbi del sonno e su persone caratterizzate da riposo alterato è decisamente un
“must”.
Inutile dire che, dopo un esordio del genere, il personaggio in cui mi sono identificata di più è Terry, uno dei
pochi esseri umani capace di passare dallo stadio “sonno 60% della giornata” a “niente sonno” in pochi anni. Che
prima dorme 14 ore e poi passa la veglia al buio a guardare opere cinematografiche (se sostituite il cinema ai
libri e agli anime, sono io XD)… e che poi elimina il sonno del tutto con litri di caffè. Ebbene, sono sempre
io
Ma parliamo del libro.
La mia definizione è “curioso”. È curioso il narratore, che mette il naso nella vita privata dei personaggi
impietosamente e smascherandone debolezze e difetti; è curiosa la narrazione in sé: nessuno è “protagonista”,
tutti si alternano e ritagliano pezzettini equivalenti del libro… ma è curioso anche il modo in cui si passa da
una “fase” all’altra, con la frase spezzata a metà e che riprende nel capitolo dopo, con un salto di una “sola”
decade.
Ma rende curioso anche il lettore. Sì, questo libro rende ficcanaso il lettore. L’ho detto.
È questa la sensazione che mi ha dato questo libro, ed è la prima volta che la provo e che definisco un libro
“curioso”: ero incuriosita, un po’ come Gregory ha la mania di spiare il sonno altrui. Io volevo sapere di più
dei personaggi. Ma non è la curiosità classica del sapere come si svolge la trama. No, io volevo conoscere i
personaggi, capire cosa li porterà a cambiare stile di vita, volevo sapere perché il loro sonno è andato a farsi
benedire – o al contrario, è migliorato.
Ha avuto dei momenti di calo a metà libro, dove iniziavo a perdere la concentrazione – per quanto fosse scritto
bene, comunque. Non so, non mi prendeva più, e non riuscivo (e non riesco XD) a capire dove fosse il “crescendo di tensione” che leggevo nelle vostre recensioni
E poi arriva il finale. Una parte ampiamente prevista, per quanto lo scrittore abbia provato a confonderci le
idee; mentre l’altra è stata un pugno nello stomaco difficile da digerire, tanto che ho letto più volte certe
pagine, sconcertata e triste. Dato il mio esordio su Terry, penso capiate a cosa mi riferisco X_X
Mi è piaciuta molto l’intelligenza dello scrittore: sembra una banalità (perché tantissimi recensori usano questa frase a casaccio), ma davvero ogni dettaglio, ogni racconto, anche il più insignificante, è interlacciato con gli altri personaggi. Sembra che questo libro voglia dare spiegazione scientifica al detto “che piccolo il mondo”, dove bene o male personaggi che mai avrebbero dovuto incontrarsi alla fine hanno conoscenze comuni o si incontrano/scontrano. A partire dalla fantomatica Cleo, passando per lo schizofrenico che impensierisce il dr. Cole, a Ruby e al suo parlare nel sonno, alle cicatrici di Robert sulla caviglia, ai dialoghi “paziente/analista”… e potrei citare altre centinaia di esempi. Davvero, non ho trovato una citazione che poi non si riallacciasse alla storia.
Tornando al finale in sé, ho apprezzato e non apprezzato il “Non raccontare”. Alla fine è “superfluo”, perché si riesce ad immaginare benissimo come prosegue la storia, però… penso che, almeno in questo romanzo, ciò che angoscia di più non sia il mostrare la scena cruenta, ma proprio l’evitare di mostrarla… anzi, di dirla proprio (penso sempre a Terry). Insomma, il contrario del fantasy, dove si deve “mostrare” e non “raccontare”. Qui siamo allo stadio dopo… il “saltare del tutto la scena fondamentale” XD [soprattutto, permetteremi questo spoiler, avrei voluto sapere a) la reazione di Terry alla verità di Robert e b) se e quando Sarah e Robert sapranno di Terry].
Sì, purtroppo mi affeziono ai personaggi e quando subiscono qualcosa lo prendo come evento personale, voglio sapere vita morte e miracoli ecc ecc… ç_ç
Ringrazio Ossi per avermi fatto scoprire un libro simile che, a causa della copertina orrida (permettetemi di dirlo XD), non avrei mai calcolato di striscio.
gatto nero dice:
lunedì, 5 ottobre 2009 23:24
caspita che mega commento!
interessante il fatto che tu descriva il libro come creatore di curiosità nel lettore … ma devo ammettere che tale etichetta calzi a pennello …
più che un crescendo di tensione, io ho notato un crescendo dell’infittirsi dell’intreccio e nel puntare ad aspetti onirici, surreali … la tensione in effetti invecce subisce alcuni cali quà e là …
condivido poi in toto il tuo discorso sulla copertina …prima che venisse proposto qui, ho preso in mano più volte il libro per il titolo ma venivo respinto dalla copertina che sinceramente trovo tuttora fuori luogo …
Ossimoro dice:
martedì, 6 ottobre 2009 00:01
Ammazza che commentone, Debby!

Musica per le mie orecchie! Confesso che questo libro qui non mi è stato consigliato da nessuno, è stata una delle mie intuizioni (mentre La banda dei brocchi era un appunto di un amico che studia storia). Vi dirò che invece a me la copertina piace molto, è molto accesa, molto optical-luminal, ma…assolutamente impropria per questo genere di libro! Infatti io l’ho comprato pensando che si trattasse di una storia di amicizia universitaria studentesca (e avendo cominciato da poco l’università l’argomento mi intrigava). Volete vedere la copertina britannica e inquietarvi davvero????
Sicuri?????? E’ la vostra risposta definitiva???? Ok:
gatto nero dice:
martedì, 6 ottobre 2009 09:34
beh, da buon insonne, ti confesso che questa copertina rende bene l’idea del tormento provato da chi deve andare a letto sapendo di non riuscire ad addormentarsi! XD
Iside dice:
venerdì, 9 ottobre 2009 14:10
Oh, non pensavo che la mia recensione avrebbe scaldato così gli animi
Devo dire che la copertina inglese mi piace moltissimo: forse però sarebbe più adatta ad un thriller… insomma, siamo arrivati alla conclusione che le copertine di questo romanzo sono un po’ errate
Gatto, sai, la definizione “curioso” mi è sorta proprio durante la lettura (ho preso l’abitudine di iniziare a stendere una serie di punti delle recensioni mentre leggo, per evitare di perdere idee nella memoria
). Devo dire che ha sorpreso anche me, e non poco… però sì, è azzeccatissima! XD
mirko dice:
sabato, 10 ottobre 2009 13:31
A me invece la copertina italiana piace un sacco e ha contribuito a farmi acquisatre il libro… forse è più azzeccata quella britannica, ma è un po’ inquietante, non so…
Commenta!
Devi fare il login per scrivere un commento.