- Scritto da Ossimoro in Esordienti Meritevoli, Narrativa italiana |
- martedì, 31 gennaio 2012 |
La rubrica riapre i battenti nell’anno nuovo con un libro che mi sta molto a cuore. A volte si dice che leggere un buon libro sia una delle occupazioni che danno più soddisfazione in assoluto. A maggior ragione quando una talentuosa giovane scrittrice, che vive a migliaia di chilometri di distanza da te, diventa una tua amica. Perché questo è quello che mi è successo con Bianca!
Ecco a voi il suo romanzo, corredato di trama e link al suo blog.
Il libro A pochi mesi di distanza dal suo trasferimento al nord per motivi di studio, Alessandro scompare. “Tornerò presto, questione di giorni. Tornerò con l’ultimo treno, quello della mezzanotte.” Queste le ultime parole che Alessandro rivolge a Dani, la sua ragazza, durante l’ultima conversazione telefonica tra i due. Poi, più niente. Dani, disperata, si racconta mille scuse per giustificare il comportamento del suo ragazzo e ogni sera si reca in stazione, si siede sul marciapiede e aspetta che passi l’ultimo treno, sperando di veder scendere Alessandro. “Mi aveva detto che sarebbe tornato con l’ultimo treno, quello della mezzanotte”. Passano i giorni, e di Alessandro non c’è traccia. Una notte, però, succede qualcosa d’insolito: Dani è lì, seduta sul marciapiede della stazione come tutte le notti, e l’ultimo treno è già passato da qualche minuto quando, all’improvviso, compare un ragazzo. E, di lì a poco, benché gli orari non prevedano più nessuna corsa fino al mattino successivo, un vecchio treno giunge in stazione, stridendo sui binari. Il giovane sconosciuto sale sul mezzo e, pochi secondi dopo, si sente male. Dani sale in carrozza per soccorrerlo ma, purtroppo, capirà ben presto che il malessere del ragazzo è solo una messinscena, una trappola architettata per farla salire sul treno. Ma chi è questo misterioso estraneo? Che legami ha con Alessandro, e perché sembra conoscere il motivo della sua scomparsa? Molte sono le domande alle quali Dani dovrà rispondere, affrontando le insidie di un pericoloso viaggio nel passato della persona che crede di amare e che non ha mai conosciuto per ciò che è realmente.
L’autrice Bianca Rita Cataldi è nata nel 1992 a Bari. Frequenta l’ultimo anno in un liceo scientifico del capoluogo pugliese e studia pianoforte in conservatorio. Ha iniziato a scrivere all’età di undici anni, quando sua madre le ha regalato un computer e le ha permesso di usarlo ad una condizione: non navigare in internet. A quel punto, Bianca poteva soltanto scrivere, o giocare a campo minato. Tra le due opzioni, lei ha scelto di scrivere. Nel 2009, si è classificata tra i 25 finalisti del Premio Campiello Giovani con il racconto Il fiume scorre in te, dalle cui ceneri è sorto l’omonimo romanzo. Prossimamente, il suo racconto L’ottavo bicchiere sarà pubblicato insieme ad altri diciannove racconti vincitori del concorso “Scritto sulla pelle”, indetto da Feltrinelli e Sony Picture Home Entertrainment nell’estate del 2010. Attualmente Bianca, insieme ad un gruppo di bloggers italiane, collabora con case editrici quali la Newton Compton, la Giunti Y e la Elliot, scrivendo recensioni letterarie. Dal futuro, Bianca desidera solo due cose: continuare a vivere per scrivere, e a scrivere per vivere.
Recensione
“Quello che non ho è un treno arrugginito, che mi riporti indietro da dove son partito”
Il motivo principale che mi ha portato ad amare senza ritegno questo romanzo è che è scritto (per così dire) “di pancia” e difficilmente collocabile in un genere preciso: ci provo definendolo “romanzo di formazione fantatemporale” (azzarderei “donniedarkiano”), ma le definizioni, come si sa, lasciano il tempo che trovano. Sicuro è che Bianca, a soli 19 anni, ha già uno stile molto personale, definito e consapevole: un periodo ricco, trapuntato di metafore (tante tante metafore!), di citazioni e di suggestioni sensoriali, odori, sapori, metonimie e similitudini. La descrizione delle sensazioni provocate dall’abbandono da parte del proprio amore, poi, sono davvero le pagine più autentiche e sentite. L’intreccio è estremamente avvincente e l’idea “dantesca” di partenza molto suggestiva; la ricostruzione dell’infanzia anni 90 è tenera e nostalgica; le figure speculari di Dani ed Eleonora vibrano di intensità. Mi ha spiazzato (non saprei dire se in positivo o in negativo) il finale: è un finale assolutamente giusto (fin troppo giusto), a tratti prevedibile e forse un maggiore approfondimento in merito non avrebbe guastato. La figura di Massimo, dopotutto, resta avvolta nel mistero e se, da una parte, si apprezza il coraggio di non averlo trasformato nella solita creatura soprannaturale (angelo, fantasma, vampiro..etc), si sente la mancanza di un’ulteriore spiegazione sulla sua “investitura” a guida virgiliana.
In definitiva, un romanzo che spiazza e conquista per l’originalità della sua trama, unita a una scrittura ricca e promettente, che col tempo e l’esperienza si asciugherà di tutte le fisiologiche sovrabbondanze attuali: un esordio che dimostra che essere scrittori giovanissimi, talentuosi e originali in Italia è ancora possibile. Consigliato a chi ama farsi sorprendere!
Link:
- Il blog di Bianca: B.
- Pagina Anobii di Il fiume scorre in te: Anobii.
- Pagina Facebook di Il fiume scorre in te: Facebook.
- Acquista Il fiume scorre in te: IBS; Booksprint
- Scaricalo gratis in ebook: ebooklonyas
- Scritto da Ossimoro in Esordienti Meritevoli, Narrativa italiana, Oriente |
- sabato, 12 novembre 2011 |
Buongiorno carissimi lettori del bookclub! L’esordiente meritevole di questa settimana mi sta particolarmente a cuore, perché si tratta di un libro che mi ha insegnato molte cose sul Giappone e mi ha richiamato alla memoria le belle atmosfere di Murakami e dei romanzi della Nothomb ambientati in Giappone. Ecco a voi la mia recensione:

Tokyo è casa mia
Questo romanzo è una storia d’amore. Non l’amore di Keiko per il crudele compagno di università Daisuke, non quello per l’affascinante “giappoccidentale” Masayuki, nè quello per il rassicurante avvocato italiano Michele. Questa è la storia d’amore tra Keiko e Tokyo, una città fisica che si fa luogo dell’anima, porto di ambienti topici, ferite curate, scivoloni e risalite. Fino all’addio finale, che amo pensare sia solo un arrivederci, non quindi un sistema per tagliare i ponti col passato, ma un modo per pensare lucidamente il proprio paese tramite il distacco, in vista di una futura consapevole riconciliazione. La linea del tempo è sfilacciata, modernisticamente discontinua: le fermate della metropolitana di Tokyo scandiscono capitoli cronologicamente mescolati, che mostrano un certo numero di giornate della protagonista, ritratta in giro per determinati luoghi della città (corredati da interessanti note esplicative). L’autrice, pur rifuggendo la linearità, attua una poetica del “dettaglio luminoso”, per cui ognuna di queste giornate è un tassello fondamentale per la costruzione di un continuum narrativo che, prodigiosamente, è agevole e avvincente da seguire. I personaggi, pur ben caratterizzati, rimangono volutamente umbratili (protagonista compresa), dipinti con pochi tratti che costituiscono bozzetti “isolati”, lasciandoli di fatto avvolti nel mistero. Personalmente ho provato grande interesse per le riflessioni “esistenziali” sul Giappone, sul forte innervamento sociale patriarcale che vigeva fino a pochi decenni fa e che ad oggi si è repentinamente convertito in un sistema liquido e fluttuante, in cui imperano l’individualismo e, inevitabilmente, la solitudine (tema d’elezione del mio amato Murakami). Molto divertente il fatto che l’autrice abbia creato una protagonista che è dichiaratamente “occidentale dentro”, e quindi espansiva, affettuosa ed entusiasta; questa sua caratteristica, oltre a rendere più interessante il confronto con l’Italia, dà anche modo di “mascherare” alcune inevitabili velleità occidentali che possono essere sfuggite (e che io ovviamente, da inesperta, non avrei comunque modo di identificare!) Un plauso alla figura dell’ambasciatore Rossi, che ho adorato. In definitiva un romanzo che più che una parabola di vita è un viaggio dell’anima, molto sentito e altamente istruttivo sotto il profilo culturale di conoscenza del Giappone. Parlando non da tecnica, ma da lettrice emotiva, ammetto che avrei apprezzato una maggiore centralità dell’interazione tra personaggi e in generale maggiore approfondimento del lato “narrativo”, anche se ciò avrebbe inevitabilmente inficiato sullo scopo del libro, che trova nelle sue scelte di rappresentazione la sua automatica giustificazione ( e dopotutto permane l’impressione che il fascino dell’ambasciatore stia nel suo essere una figura di contorno). Quattro stelle piene, assolutamente meritate.
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Pagina Anobii di Tokyo Night: QUI.
- Scritto da Ossimoro in Esordienti Meritevoli, Fantasy, Narrativa italiana |
- lunedì, 31 ottobre 2011 |
Buongiorno a tutti gli amici del Bookclub! Questa settimana vi agevolo la recensione di un piccolo grande libro scritto da un’autrice che, aldilà della trama, della storia e di tutto quanto è “accessorio”, sa usare quel meraviglioso strumento che è la lingua in maniera davvero egregia. Eccola a voi!
La bimba cadavere
Un esordio che non ha le caratteristiche di un esordio: Emanuela Valentini sa il fatto suo, usa le parole sapientemente, le dispone in un affresco che dipinge, piuttosto che limitarsi a presentare, ed evoca, laddove in molti avrebbero solo descritto. L’innegabile cultura dell’autrice si riflette sull’intelligente rielaborazione di alcuni dei più interessanti topoi contemporanei, neogotici e non: un paesello inglese fermo nel tempo di ispirazione burtoniana (mi viene da pensare a Edward mani di forbice), una conturbante ragazzina non-morta (Lola, nome di nabokoviana memoria) che ricorda la adorabile Emily di “La sposa cadavere”; ma troviamo anche folletti, una maledizione da sventare, un ragazzo dal cuore puro, donne mutate in volatili (alla “Ladyhawke”), una vecchina pimpante che non a caso si chiama Maud, come la dilagante Maude del film cult “Harold & Maude” di Hal Ashby. Un romanzo di formazione per bambini, una fiaba nera per adulti, insomma, un racconto versatile, ricco di citazioni, che si legge a diversi livelli. Per i miei gusti, un briciolo di cattiveria in più nel finale non avrebbe guastato, ma mi rendo conto di essere io ad avere un’allergia per i lieti fini troppo manicheicamente lieti. Quattro stelle piene per una storia bella, terribile e delicata. **** stelle anobiane belle piene
Pagina di Anobii dedicata
- Scritto da Ossimoro in Esordienti Meritevoli, Horror, Narrativa italiana, Thriller |
- martedì, 25 ottobre 2011 |
Buongiorno a tutti! Il Bookclub di DreamersCorner da oggi ritorna tra voi e cambia volto: non più consigli di lettura “generalista”, ma recensioni di Esordienti Meritevoli. Sì, perché avendo esordito io stessa di recente (per chi non lo sapesse, andate qui) mi capita sempre più spesso di effettuare letture “incrociate” con altri giovani autori e può capitare di trovarne di davvero notevoli. Quindi, questa rubrica nasce per dare visibilità ai giovani talenti “di nicchia”. E cominciamo alla grande con Chiara Vitetta e il suo L’oblio della ragione:
Schegge di follia
Premetto che non amo l’horror e neanche Stephen King, (oblio della) ragion per cui non avrei letto questo libro se non mi fosse stato consigliato, il che mi avrebbe preclusa da una lettura interessante.
Tre racconti distinti, legati dal filo invisibile della follia: un legal-prison thriller – Giustizia – , una parabola esistenzial apocalittica – Non guardarmi – e un fantahorror d’ispirazione kafkiana – Black out. Quest’ultimo è quello che ho apprezzato di più: l’originale ripresa del prototipo cui si ispira si sposa bene con lo sfondo famigliare (molto ben costruito) e con la climax che lo porta fino al finale, profondamente horror e sublimemente disgustoso. Angosciante e più verosimile la parabola di follia di Non guardarmi, nelle figure patetiche della madre e della figlia. Ho trovato invece più debole, per quanto molto avvincente, Giustizia: la suspence è notevole, ma la risoluzione dell’enigma molto scontata e prevedibile, così come il finale.
Coraggiosa è stata, da parte dell’autrice, la scelta di un genere non molto popolare dalle nostre parti, il che mi ha fatto riflettere sul fatto che dev’essere indubbiamente più difficile scrivere di angoscia esistenziale piuttosto che di storie d’amore sdolcinate, perché se uno sente nel suo intimo ogni parola che scrive, in questo caso ogni frase è una stilettata al cuore. La solitudine dei personaggi di Chiara mi ha ricordato, più ancora che King, alcuni racconti di Lovecraft (si parva licet) e vedo una possibile evoluzione in tale senso: i punti di Black out in cui l’horror incontra il fantastico sono i più riusciti. Scomodo ed efficace, con interessanti orizzonti di arricchimento. Tre stelle e mezza.
***1/2
Andate qui per saperne di più sull’autrice e qui per leggere tutte le recensioni presenti su Anobii, tra cui la mia.
PS:sì sì, sono tornata al mio vecchio layout, perchè mi mancava!
- Scritto da Ossimoro in Anarchia letteraria, Comodino ossimorico, Evitate, Narrativa italiana, Romanzi Storici, anche s'è gratis |
- martedì, 11 gennaio 2011 |
Buongiorno lettori! Reduce da molteplici influenze, sono appena tornata dal mio viaggio in Egitto e posso finalmente ripalesarmi a voi, per raccontarvi un po’ cos’è passato per il mio comodino nell’ultimo mese. Ho letto “La vocazione” di Cesare De Marchi, storia dello sdoppiamento di personalità di uno studente di storia-friggitore di patatine; interessante, ma meno bello di “La furia del mondo”, capolavoro assoluto di De Marchi, assolutamente da recuperare: un romanzo difficile, storico, ambientato nel periodo della riforma, protagonisti un giovane pastore protestante tedesco e il suo timidissimo allievo; una riflessione imponente sulla solitudine umana e sull’insegnamento.
Ho letto in biblioteca, in un pomeriggio di noia, Niente di grave di Justine Levy, biopic sull’abbandono da parte del marito, che tempo fa la scaricò per sposare Carla Bruni (che poi lo avrebbe lasciato per Sarkozy); interessante, quasi underground – per essere francese – ma non immortale. Ho letto in ebook Tre di Melissa P., una schifezza assoluta, se avete il gusto dell’orrido e volete toccare il fondo, contattatemi pure! Ho avuto poi la prima esperienza Pulp della mia vita con Anche i poeti uccidono di Victor Gischler, regalatomi da mio fratello per Natale, ma mi sono pentita: troppi cadaveri, troppo poco credibile. Per ulteriori orrori, date un’occhiata alla mia recensione su anobii. Mentre ero in Egitto ho letto la guida a tema del National Geographic, un’esperienza meravigliosa che consiglio: illustrazioni, informazioni pratiche, tavole storiche, una guida di prim’oridine. E ho rubato a mia cugina l’ultima Littizzetto, I dolori del giovane Walter, mai così divertente, anche se al solito si tratta di un’antologia dei brani più belli di Che tempo che fa. E voi? In queste vacanze che cos’avete letto di bello? Cosa consigliate? Un bacione a tutti e buon anno!
- Scritto da Ossimoro in Anarchia letteraria, Comodino ossimorico, Comunicazioni di servizio, ebook |
- martedì, 30 novembre 2010 |
Cari sporadici-pochi-ma-buoni fanciulli,
approfitto del tempo libero provvedutomi dall’occupazione dell’Università (che a Torino ha causato il blocco della didattica e la chiusura dell’ufficio dove lavoro) per ricollegarmi con voi.
Siamo in un periodo di tumulti, studenti, insegnanti e futuri tali sono in subbuglio. Io per prima.
E per dimenticare leggo. Leggo il nuovo sermone (è quello che vi saluta in foto qui di fianco), attestato in 4 copie manoscritte, che mi è stato assegnato per la tesi specialistica. Nell’ultimo mese ho letto Per amor di un Dio di Marie Phillips, simpaticamente divino e consigliato per passare qualche ora di allegria in compagnia degli dei dell’Olimpo trapiantati a Londra.
Nei giorni degli esami mi sono procurata non troppo lecitamente l’ebook inglese di Beastly di Alex Flinn, rivisitazione newyorkese moderna de “La bella e la bestia”. Bruttino, evitate. Poi nell’ultima giornata di sole della stagione ho preso in biblioteca Mia sorella è una foca monaca di Frascella ennesimo giovanilismo scazzato all’italiana in contesto post-industriale. Meglio di Acciaio (Avallone), comunque. Se proprio volete martirizzarvi col genere, scegliete questo. Io li ho letti tutte e due (entrambi gratis), ma comunque sono da rinchiudere. Ora ho comprato Fruttero-Gramellini, La patria, bene o male, dolceamari su 150 anni di Italia: sono capitoletti monoannuali, molto frizzanti e incisivi. E Bitten della Armstrong, 10 euro di licantropi (e questi li ho spesi, speriamo non troppo male), ho deciso di farmi del male.
E voi? Che consigliate alla figura retorica per Natale? 
Crescete e moltiplicatevi, vi prego!
- Scritto da Ossimoro in Anarchia letteraria, Comodino ossimorico, Comunicazioni di servizio |
- lunedì, 25 ottobre 2010 |
Che dire, visto che il tentativo di riaprire il Blog con le modalità precedenti è stato un buco nell’ acqua, eccomi qui a gestirlo in totale indipendenza e anarchia.
Confesso che attualmente in ogni caso sto lavorando troppo per credere che sarei capace di continuare a sfornare suggerimenti a raffica come prima, quindi credo che per ora mi limiterò a raccontarvi quello che leggo io, perchè, in che condizioni e se arrivo o no alla fine.
Io sono una lettrice anarchica. In questo momento sto leggendo diversi libri contemporaneamente, facendo avanti-indietro tra uno e l’altro e spesso lasciandoli incompiuti. Per fortuna ho un comodino capiente e una borsa all’altezza: i libri mi accompagnano in giro per tutti i miei itinerari della giornata.
La mattina andando al lavoro con il bus leggo “L’arte di comunicare” di Cicerone, breve antologia dei più begli interventi del celebre tuttologo latino. Peccato solo non ci sia il latino a fronte 
Poi in pausa pranzo leggo questo libro, scritto da un mio caro amico ed ex collega, che a 23 anni, invece di sbronzarsi e andare in discoteca come tutti (sic) scriveva e pubblicava saggi di filosofia (non che ora abbia smesso, la sua tesi di 1500 pagine è “assetata di sangue e pronta a uccidere”!).
Poi ho appena finito l’Età dell’innocenza di Edith Wharton (che consiglio), ho sul comodino l’ultimo della Nothomb, Viaggio d’inverno (occasionalmente in italiano e non in lingua originale: in biblio l’ho trovato così). Poi voglio leggere assolutamente Imperial bedrooms l’ultimo del mitico maestro dell’Underground Bret Easton Ellis. Chi me lo regala? 
Buonanotte gente!
Ossi
- Scritto da Ossimoro in Comunicazioni di servizio |
- lunedì, 28 giugno 2010 |
Dopo questi mesi di monologo interiore sono giunta a una conclusione: pur felice delle manifestazioni d’affetto che ho ricevuto da vari utenti del bookclub, sono tuttavia convinta che la comunità Dreamers possa fare di più per convincermi a riaprire – a tempo parziale – il Bookclub a settembre. E mi è venuta un’idea perchè possiate mettere personalmente in pratica l’affetto che avete per questa istituzione sognante. L’iniziativa è rivolta a TUTTI gli utenti di Dreamerscorner (e non solo, vista la graditissima presenza di Kiki e Cle), in modo particolare a coloro che, pur apprezzando il bookclub, nella lettura si sono fatti un po’ desiderare in questi due anni di vita di questo blog letterario. L’idea è semplice: avete tutta l’estate, indicativamente fino al 13 di settembre (data di riapertura delle scuole) per leggere uno dei 20 libri proposti precedentemente: troverete nella home libri della casa madre una comoda lista con tutti i titoli; se avete seguito un po’ l’avvicendarsi dei volumi proposti, saprete che ho cercato di spaziare tra tutti i generi, quindi ce n’è davvero per tutti i gusti e sono tutti ottime e utili letture, col bollino Ossy che ne garantisce la qualità!
Visto che, pur essendo ottimista di natura anche quando la causa è veramente persa, so che sarà difficile – per motivi contingenziali – che ciascuno di voi si metta a leggere un libro per far riaprire il bookclub, ho deciso di fissare a 10 il tetto minimo di raggiunta delle letture. Ovvero, almeno 10 di voi dovranno riuscire a leggere durante l’estate uno dei 20 libri proposti, così da convincermi che l’interesse c’è e vale la pena di riaprire! Date alla vostra figura retorica preferita un segnale forte del vostro affetto letterario! Portatevi un bel libro sotto l’ombrellone e fatemelo sapere! Ciò detto, Buona estate e buone letture a tutti!!!
NB: per gli amatissimi aficionados che si sono già letti tutto il leggibile sono disponibilissima a consigli personalizzati. Micio e Penny, sapete dove trovarmi, contattatemi, chè ci tengo!
NBB: @ Lonnie: se leggessi un libro del bookclub potrei mettermi a piangere e decidere di farmi bastare anche un solo libro, quindi – anche se pensavi di no – mi aspetto anche la tua collaborazione!
NBBB: siete ancora qui?
Correte in libreria!!!
Ossy
- Scritto da Ossimoro in Comunicazioni di servizio |
- domenica, 14 febbraio 2010 |
Buongiorno lettori, oggi purtroppo sono latrice di brutte notizie: vista la scarsissima affluenza registrata negli ultimi mesi, per il momento il bookclub non proporrà nuovi titoli. Comunque ce n’è più che a sufficienza e sono sempre disponibile per proposte, pareri e a commentare le vostre recensioni. Forse si riaprirà tra qualche mese, forse no. Dipende anche da voi. Vi auguro come sempre buona lettura per i titoli già proposti, specie gli ultimi, che hanno ricevuto così poca attenzione. A presto!
- Scritto da Ossimoro in Classici moderni, Narrativa straniera, Psicologia |
- martedì, 12 gennaio 2010 |
Difficile parlare di un autore come Jeffrey Eugenides, greco-americano autore di due soli romanzi, entrambi capolavori. E’ quello delle “Vergini suicide” protagoniste inoltre dell’omonimo film esordio di Sofia Coppola. Ed è quello di Middlesex, uno dei miei romanzi preferiti di sempre, letto a Londra nel lontano 2003 e vincitore del Premio Pulitzer. Uno di quei romanzi che, come I Miserabili e Guerra e Pace (e non sto facendo paragoni scurrili) non donano soltanto una bella storia di ricordare, ma un intero mondo, o meglio una famiglia, o meglio ancora un cromosoma. Sì, un cromosoma che va inseguito nel tempo: perchè se il protagonista di questa storia è quello che è la colpa è di errore genetico che arriva da lontano, dall’incendio di Smirne del settembre 1922 durante il quale i nonni greci di Callie/Cal scappavano dalla Turchia per trasferirsi in America. E di lì la nuova vita a Detroit, all’ombra della grande fabbrica della Ford, dove i genitori di Callie/Cal si sono conosciuti. Fino alla nascita di un essere che smentisce qualsiasi pronostico. Non ho migliore presentazione delle prime righe del romanzo:
Sono nato due volte : bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960 in una Detroit straordinariamente priva di smog , e maschio adolescente, la seconda, nell’ agosto 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan. Non è impossibile che un lettore specializzato abbia letto notizie sul mio conto nello studio del dottor Luce, Gender Identity in 5-Alpha-Reductase Pseudohermaphrodites pubblicato nel 1975 dal “ Journal of Pedriatic Endocrinology ”. Oppure potreste aver visto la mia fotografia pubblicata nel capito sedici di Genetics and Eredity, un testo ormai tristemente obsoleto. Sono io la ragazza nuda in piedi a pagina 578, gli occhi nascosti da una striscia nera. All’ anagrafe sono registrata come Calliope Helen Staphanides.Nella mia patente di guida più recente (rilasciata dalla Repubblica Federale Tedesca ) il mio nome è Cal. Sono un’ ex giocatrice di Hockey su prato, da sempre membro della fondazione per la protezione dei trichechi , sporadico frequentatore delle messe officiate secondo la liturgia greco-ortodossa e, per gran parte della mia via adulta, dipendente del dipartimento di stato americano. Sono stato come Tiresia, prima una cosa, poi l’ altra. Una ragazza con i capelli rossi si innamorò di me, non sapendo cosa fossi (piacevo anche a suo fratello)
Nota: reperibile in oscar mondadori per 9,80 euro, 600 pagine. Un libro meraviglioso, una splendida e poliedrica lingua e una storia unica nel suo genere. Stupisce che ancora nessuno abbia pensato di trarne un film.
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